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Interview with political revolutionary prisoner POLYKARPOS GEORGIADIS (IT)

INTERVISTA AL FRONTE ANTI-IMPERIALISTA DEL COMPAGNO POLYKARPOS GEORGIADIS, PRIGIONIERO POLITICO NELLE CARCERI GRECHE.

 

Ciao compagni e compagne,

 

La vostra lettera mi ha dato grande gioia e forza, soprattutto ora che, oltre alla già difficile situazione di reclusione, stiamo affrontando anche l’irresponsabile gestione criminale del governo della pandemia. A 61 detenuti nel carcere di Larisa è già stato diagnosticato il coronavirus e al momento siamo rinchiusi in condizioni miserabili, senza aria e con un accesso minimo a telefoni prepagati per comunicare con i nostri amici e familiari. Siamo essenzialmente in una prigione dentro una prigione, in condizioni di esclusione sociale e isolamento. Ovviamente so che le condizioni di detenzione nelle carceri turche sono ancora più dure di quanto ho descritto. In ogni caso, le lotte dei compagni in Turchia sono state e sono per noi fonte di coraggio e ispirazione e sono molto felice di questa comunicazione. Anche la lotta del popolo palestinese è fonte di ispirazione.

 

Ora procederò col rispondere alle domande che mi avete inviato, e spero che arrivino nelle vostre mani in tempo e che questo dialogo politico, in corso e che arricchisce le nostre esperienze, continuerà. Ho cercato di adattare le risposte in modo che possano essere comprese da persone che non conoscono lo stato attuale della Grecia. Grazie per la lettera, a risentirci!

 

  1. Perché la Solidarietà Rivoluzionaria Internazionale è così importante in questo momento?

 

Viviamo in un periodo di prolungata crisi capitalista. Nonostante il furioso assalto del capitale, il capitalismo globale non è stato in grado di superare la crisi scoppiata nel 2008. La cosiddetta 4a “rivoluzione” industriale con l’apertura di un campo di iper-redditività sfrenata per una sola parte del capitale internazionale è incapace di creare le condizioni per superare la crisi. Al contrario, le contraddizioni del modo di produzione capitalista non possono essere superate da ideologie neoliberiste e decreti autoritari.

 

Eccessiva accumulazione del debito globale, concorrenza commerciale ed energetica, competizione per il controllo delle “sfere” di influenza, conflitti e ostilità freddi o vivi, ripresa capitalista inadeguata e asimmetrica, instabilità bancaria, rinascita del nazionalismo economico, antagonismo tra Stati Uniti e Cina per la supremazia globale e, naturalmente, l’eterna crisi ambientale / ecologica che deriva dal modo sfrenato della colonizzazione del capitale globale del nostro pianeta; questi sono alcuni dei fattori che perpetuano l’attuale e universale crisi capitalista, che si sta “unendo” all’attuale crisi sanitaria.

 

Il difficile equilibrio di potere e l’ulteriore arretramento del movimento rivoluzionario mondiale rendono la posizione del proletariato mondiale ancora più dura e difficile mentre favoriscono l’aggressione della borghesia e dell’imperialismo. L’intensificazione delle rivalità borghesi e imperialiste crea le condizioni oggettive per lo scoppio di uno spargimento di sangue generalizzato. Ancora una volta i popoli diventeranno carne da cannone delle guerre imperialiste e saranno sacrificati ai bisogni della redditività capitalista.

 

L’unico potere per prevenire questo è la rivolta dei popoli contro i piani imperialisti. Ci vogliono divisi e infondono nella classe operaia il veleno del nazionalismo e del razzismo. Solo la solidarietà rivoluzionaria internazionalista può frenare i loro avidi appetiti e sbarrare la strada allo scoppio di un nuovo macello globale. Dobbiamo unire le nostre voci e i nostri pugni indipendentemente dalla nazionalità o dalla religione, sostenendo la nostra comune lotta di classe per un futuro libero dalla guerra, dallo sfruttamento, dall’ingiustizia e dall’oppressione.

 

  1. Riguardo alle dispute nel Mediterraneo orientale e alle tensioni crescenti tra Grecia e Turchia, quali pensi che saranno le conseguenze per le popolazioni dei due paesi?

 

Non dobbiamo dimenticare che la Grecia e la Turchia sono allo stesso tempo rivali e alleati all’interno della NATO. La borghesia dei due Stati e il loro personale politico stanno tentando, attraverso percorsi paralleli, di aggiornare le loro strategie geopolitiche in un enorme groviglio di alleanze e rivalità. Allo stesso tempo, in entrambi i paesi, si sta sviluppando (anche se con diversa intensità) un pogrom autoritario e repressivo contro il movimento proletario-popolare. La repressione di coloro che si oppongono alle politiche barbare dei governi di Erdogan e Mitsotakis è un prerequisito fondamentale per fortificare la redditività delle due borghesie. L’unità nazionale invocata dai due governi è “unità” sotto le bandiere del capitale. I popoli della Grecia e della Turchia non hanno alcun interesse ad uccidersi a vicenda combattendo sotto bandiere straniere. Invece, devono innalzare la propria Bandiera Rossa della rivoluzione sociale, dell’internazionalismo proletario, della solidarietà e dell’amicizia tra i popoli.

 

Attualmente nel Mediterraneo orientale c’è una prolungata e intensa rivalità economica, militare e diplomatica tra due aggressive classi borghesi che si rappresentano come “difensori”, sotto la supervisione e la tutela delle grandi potenze imperialiste (USA, Francia, Germania). Lo stato greco cerca di ricevere un riconoscimento dagli Stati Uniti e dall’UE attraverso i servizi geopolitici che vende, presentandosi come una “terreno d’oro geopolitico” e “un polo di stabilità in un ampio arco di instabilità “. Ha trasformato il suo territorio in un’enorme base militare dell’imperialismo euro-atlantico, trasformandolo in una “cerniera geopolitica” e in un deterrente alla penetrazione russo-cinese, secondo l’ambasciatore statunitense in Grecia Geoffrey R. Pyatt. La Grecia ha già proceduto ad un sovra-armamento grazie al contributo di USA e Francia ed è in intensi preparativi bellici con l’obiettivo dichiarato di trasformare la Grecia in un “Secondo Israele”, ossia uno Stato Fortezza, un fedele cane da guardia degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, sta stringendo alleanze con regimi dittatoriali e autoritari, come Israele, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

 

D’altra parte, lo Stato turco persegue una politica espansionistica revisionista, avendo una forte presenza e coinvolgimento militare in molti paesi (Cipro, Iraq, Siria, Libia, Azerbaigian). Rispetto alla Grecia, ha un maggiore spazio per una politica estera più autonoma. Pertanto, la Turchia non esita a cooperare con la Russia a molti livelli, provocando l’intensa irritazione degli Stati Uniti. Erdogan sta approfittando di questa opportunità per vendere “antimperialismo” di destra e nazionalista a buon mercato. Sta infatti cercando di sfruttare le lacune create dal conflitto tra il blocco euro-atlantico e il blocco russo-cinese per posizionare meglio la Turchia nella divisione capitalista globale.

 

Il conflitto nel Mediterraneo orientale è nell’interesse sia dei signori della guerra che della borghesia avventurosa, nonché nell’interesse dei sovrintendenti multinazionali e imperialisti. Le industrie belliche si arricchiscono del sudore e del sangue dei popoli, che ancora una volta saranno chiamati a combattere per gli interessi dei loro tiranni. Ecco perché l’internazionalismo e la solidarietà della classe operaia globale contro il veleno del nazionalismo e del militarismo rimangono non solo storicamente rilevanti ma una necessità materiale.

 

  1. Come percepisci la pratica di resistenza dello sciopero della fame fino alla morte?

 

Non nascondo che in Grecia c’è una tradizione diversa rispetto alla Turchia. Qui non abbiamo sperimentato l’atteggiamento duro e rigido dello Stato nei confronti dei militanti che scelgono l’arma dello sciopero della fame. Questo è il motivo per cui siamo spesso scioccati dall’odio e dall’ accanimento repressivo del regime di Erdogan nei confronti di chi pratica questa forma di sciopero.

 

I compagni che cadono in battaglia con una pistola in mano o trasformando il proprio corpo in un’arma con uno sciopero della fame spinto fino alla morte, sono i primi esempi che illuminano il faticoso cammino della rivoluzione sociale. I loro sacrifici non sono vani finché ci sono persone che sono ispirate dai loro ideali e dalle loro speranze. Dalla loro tenacia e devozione. Finché ci sono persone che elevano la dignità della lotta contro la barbarie moderna. Coloro che sono caduti nella lotta esistono nel nostro sangue, esistono attraverso di noi, esistono per noi.

 

Consentitemi di prendere in prestito le parole di un compagno: “ La lotta ad ogni dove della terra, e di qualsiasi epoca, da Spartaco nell’antica Roma alle lotte che si danno oggi in tutto il mondo, viene ad aggiungersi come un’eredità di lotta e un insegnamento di resistenza al potere. Si aggiunge alla catena delle prime con cui è in un rapporto organico e indissolubile governato dal flusso e non dalla stagnazione. Pertanto, nessuna lotta è perduta mentre cerca di abbattere il sistema dominante attraverso la sua narrazione arrogante e carica di arroganza, verso la fine della storia.

Il compito, quindi, (e al tempo stesso una forza vivificante con la rivoluzione che funge da faro guida) è quello di mantenere fermo il filo che collega le lotte rivoluzionarie del passato con quelle che s daranno, intensificando la lotta poliedrica e sfaccettata (…) Per far nascere il bagliore delle tenebre, scritto da Nazim Hikmet “.

 

4.Puoi dirci qualche parola sul tuo arresto e sul tuo caso?

 

Questa è la terza volta che sono “ospite” nelle carceri greche. Sono stato incarcerato per la prima volta nell’aprile 2004 per aver tentato di appiccare il fuoco ad un veicolo per il trasferimento di denaro del “Group 4”, una società che ha svolto un ruolo chiave nel rafforzare lo stato dell’apartheid israeliano contro la resistenza del popolo palestinese. Nel 2008 sono stato nuovamente incarcerato per 5 anni per aver partecipato al rapimento del presidente dell’Associazione degli industriali della Grecia settentrionale e per possesso di ordigni esplosivi. Sono stato anche condannato a 10 mesi senza sospensione condizionale per la mia partecipazione all’occupazione del Rettorato dell’Università di Atene, in solidarietà con i prigionieri politici che si trovavano in sciopero della fame (aprile 2015). L’esecuzione di questa sentenza è pendente dinanzi alla corte d’appello. Vale la pena notare che a quel tempo al governo c’era il partito della “Coalizione della sinistra radicale” (SYRIZA), che governò per 4 anni con il partito “Greci Indipendenti” (ANEL) di estrema destra e insieme divennero i servitori più fedeli degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Ricordando le sagge parole di G. Landauer nel lontano 1918: “Di tutta la storia naturale non conosco un organismo vivente più disgustoso e sinistro del Partito socialdemocratico”.

 

Oggi sono in custodia dal 23 settembre 2020, quando sono stati trovati esplosivi, detonatori e proiettili in un magazzino di mia proprietà. Nonostante il fatto che in Grecia queste accuse siano classificate come reati minori, la polizia antiterrorismo è riuscita ad aggravare l’accusa con vari trucchi e ad assicurarsi la mia custodia cautelare con il pretesto di “continuare le indagini”. Il tentativo dell’”antiterrorismo” è quello di collegarmi a due azioni del Gruppo Combattenti Popolari (Ομάδας Λαϊκών Αγωνιστών – ΟΛΑ). Nello specifico, si afferma che è stato trovato un detonatore simile a quello utilizzato da ΟΛΑ in un attentato dinamitardo al Ministero del Lavoro. Inoltre, si suppone che sia stata trovata la rivendicazione originale per l’ordigno piazzato da ΟΛΑ contro l’Associazione degli industriali greci (ΣΕΒ). Entrambi gli “elementi” sono praticamente crollati, ma sono stati sufficienti a creare un clima cupo che ha assicurato la mia custodia cautelare. Inoltre, poiché l’intervista è rivolta a compagni e compagne fuori dalla Grecia, lasciate che vi informi che il Gruppo dei Combattenti del Popolo è un’organizzazione rivoluzionaria che si è presa la responsabilità di vari attacchi armati e dinamitardi: presso la sede del partito al governo di destra (Nuova Democrazia) , presso la casa dell’ambasciatore tedesco ad Atene, presso la sede della Mercedes, presso l’ambasciata di Israele, presso il dipartimento prestiti di una grande banca greca, presso il Ministero del lavoro, presso l’Associazione degli industriali greci, presso il nuovo palazzo di giustizia dove risiede la corte d’apello e presso una grande stazione televisiva che ha un ruolo fondamentale nella riproduzione della propaganda neoliberista e di estrema destra (SKAI).

 

Personalmente, sono un membro attivo del collettivo di anarchici e comunisti Taksiki Antepithesi [(Ταξική Αντεπίθεση (Ομάδα Αναρχικών και Κομμουνιστών) – Contrattacco di Classe (Gruppo di Anarchici e Comunisti)] dal 2014. Τ.Α in questi anni  ha sviluppato, compatibilmente con le proprie forze, un’azione multiforme in tutti i campi della lotta di classe: nelle lotte operaie, nel movimento antimperialista / contro la guerra, nei movimenti di solidarietà internazionale, nelle lotte contro la repressione di Stato, nel campo dell’antifascismo militante, nelle lotte ambientaliste / ecologiche, nel movimento di solidarietà con i prigionieri nelle carceri greche e nei campi di concentramento per rifugiati e immigrati, nella creazione di strutture di solidarietà di classe, nelle iniziative organizzate per la difesa della memoria rivoluzionaria e contro le mafie imprenditoriali ed i narcocommercianti  ecc. Questa azione multiforme, che fa parte del più ampio quadro di azione del movimento radicale, infastidisce molto lo Stato greco. Da un anno a questa parte, Τ.Α. è sotto assedio con sorveglianza continua e molestie ricevute dai suoi membri (anche dell’ambiente familiare e professionale, come è avvenuto dopo il mio arresto), con l’installazione di una telecamera di sorveglianza da parte della polizia “anti-terrorismo” al di fuori dello spazio politico del gruppo, il posizionamento di dispositivi di geolocalizzazione nei veicoli personali, l’arresto di membri anche al di fuori del loro posto di lavoro, ecc. La polizia “anti-terrorismo” e i media dopo il mio arresto hanno preso di mira Taksiki Antepithesi (Τ.Α.) descrivendo il collettivo come un “vivaio di terroristi” e come base per gli attentati dinamitardi e incendiari”. È caratteristico che tutta l’operazione di polizia “anti-terrorismo” sia stata istruita dopo una presunta “telefonata anonima” in cui si faceva il mio nome e quello di un altro membro di Τ.Α,  e in cui si affermava che stessimo preparando un “attacco terroristico”.

 

Tutto ciò che ho descritto sopra fa parte di un più ampio piano repressivo del governo neoliberista / di estrema destra che prende di mira l’intero movimento operaio / popolare, le forze radicali, l’area anarchica / antiautoritaria, i rifugiati e gli immigrati presentati come “illegali invasori stranieri”. Così, da giugno 2019, si è sviluppato un burrascoso pogrom repressivo con divieti di manifestazioni, violenza e arbitrarietà della polizia, abolizione dell’asilo universitario, misure che limitano il diritto di sciopero, sgomberi di occupazioni politiche e di occupazioni abitative di anarchici e rifugiati e altro ancora.

 

5.Qual è la situazione attuale del Covid 19 nelle carceri greche? Sappiamo che i prigionieri muoiono al di là delle menzogne diffuse dal governo sulla gestione sanitaria all’interno dei penitenziari.

 

La situazione nelle carceri greche era tragica anche prima della pandemia e ora è diventata completamente soffocante. Da marzo non sono state prese misure sanitarie sostanziali per proteggere i prigionieri. Al contrario Il Ministero della Protezione Civile insiste con misure repressive che intensifichino l’isolamento sociale dei detenuti. Le carceri greche sono tra le più densamente popolate d’Europa. Tuttavia, mentre a marzo il governo aveva promesso un parziale decongestionamento delle carceri, questa promessa non è mai stata mantenuta. La Grecia viola sistematicamente le direttive della Commissione sulla prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite. La gestione della pandemia nelle carceri è criminale, non ci sono state misure sanitarie sostanziali e il servizio penitenziario è stato completamente impreparato e disorganizzato. I detenuti sono imprigionati in condizioni miserabili, mentre ai medici e al personale sanitario non è permesso all’interno delle carceri condurre indagini sulle condizioni di detenzione, sul sovraffollamento e sulle carenze strutturali.

 

Nel momento in cui queste righe vengono scritte nel carcere di Larissa, dove sono detenuto, sono stati effettuati test di massa solo dopo le proteste dei detenuti stessi ed è quindi  stata rivelata la reale portata del problema. 53 detenuti e 8 guardie sono già stati identificati come positivi al virus e nei prossimi giorni siamo in attesa di una nuova serie di test. Se teniamo conto del fatto che in pochissime prigioni i test sono stati eseguiti, possiamo allora immaginare la portata del problema che si nasconde nelle pareti di fango della propaganda governativa.

 

Aprile 2021



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