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47 ANNI DOPO LA RESISTENZA DEL POLITECNICO IL SIGNIFICATO DI RIBELLIONE ANCORA ESISTE

Oggi, 47 anni dopo la rivolta del Politecnico, il governo greco di Nuova Democrazia usa metodi di repressione contro il popolo, i lavoratori, i giovani e gli studenti. Usando come scusa il Covid 19 ha messo al bando le manifestazioni e gli eventi della memoria e dell’onore per i martiri che hanno perso la vita in questa importante lotta. Ma il movimento studentesco continua a lottare contro l’abolizione del diritto d’asilo universitario, l’equiparazione dei titoli universitari pubblici a quelli dei collegi, l’espulsione degli studenti, l’autoritarismo delle autorità rettorali, contro l’istruzione di classe, che riproduce il sistema capitalistico di sfruttamento, che favorisce i pochi e impoverisce i molti. Per questo il Politecnico è ancora vivo e spaventa il potere del capitale e il suo stato. Perché sanno che la rivolta di quel novembre ha lasciato qualcosa di incompiuto.

Per tutti i morti noti e sconosciuti, torturati, prigionieri della dittatura, il bagliore della rivolta irradia l’immagine del futuro. Perché il Politecnico appartiene a tutti loro. A chi ha combattuto con la pistola in mano, con il proclama, con il giornale. Per i morti del colpo di stato. A chi non è d’accordo con il blocco della polizia, che ha voluto bloccare il passaggio all’ambasciata Usa, per oscurare il ruolo degli Usa nel colpo di stato.

Perché il Politecnico appartiene al popolo e ai giovani in lotta e non ai rispettivi governi, che ne vengono derubati del suo significato. Perché la strada di novembre è rivoluzionaria, del popolo, dei giovani, intransigente e inconciliabile. Soprattutto in un’epoca storica, dove in ogni continente, in ogni paese, in ogni angolo della terra, gli imperialisti e la classe borghese intensificano il loro attacco contro gli strati popolari, i popoli entrano in prima linea nelle lotte del nostro tempo, resistono, sviluppano le proprie forme di lotta e resistenza, si scontrano con le estremità del capitale.

Perché ancora oggi sono tiranni del popolo. Per questo è necessario costruire un movimento anti-imperialista che li faccia entrare nei libri di storia. Perché gli stessi slogan sono di nuovo attuali. FUORI GLI USA, USCIRE DALLA NATO, ABBASSO IL FASCISMO, RIVOLUZIONE DEI POPOLI. Per sollevare la questione della prospettiva rivoluzionaria del nostro tempo, per lottare contro l’imperialismo, per far vivere pacificamente i popoli, per l’uscita dal macello dell’Ue e dal tritacarne della Nato, espropriando i mezzi di produzione, per la creazione di una società senza guerre, povertà, disoccupazione e sfruttamento.

LA RIBELLIONE DEL POLITECNICO È VIVA

LA LOTTA CONTRO L’IMPERIALISMO, IL FASCISMO E L’INGIUSTIZIA NON È UN CRIMINE. È UN DOVERE.



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