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Lettera del membro del Grup Yorum Sultan Gökçek nella prigione di Silivri a suo marito İbrahim Gökçek, morto in sciopero della fame

23 dicembre… Visita speciale di Capodanno

Lo vedo dopo mesi, l’ho visto durante il suo incontro con l’avvocato prima, ma ovviamente c’era il vetro, non potevo parlare. L’ho aspettato camminando a passo veloce fino a quando l’incontro è stato accettato. Poi è suonata la sirena, ho cominciato ad aspettare davanti alla porta, e quando l’ho visto non sapevo cosa fare. Lui mi ha subito abbracciato e mi ha baciato. Poi ci siamo seduti, prima che mi sedessi, ha portato una sedia con un cuscino per farmi accomodare. Poi ci siamo seduti. Era molto debole. La mia mano andò al suo viso, alle sue ossa… Poi parlavo sempre, o meglio mi faceva parlare in continuazione. Ho guardato di nuovo le sue mani, la sua pelle era squamata, sanguinava. Chissà a cosa stava pensando di nuovo. Ho detto che eravamo come i personaggi di Yılmaz Güneş, lui rideva. I baffi gli stavano bene. L’Anatolia, la maturità e la gente hanno aggiunto magrezza al suo viso. E il carceriere di Silivri è rientrato, “vi dovete sedere uno di fronte all’altro, non uno di fianco all’altro”, non volevo lasciare Ibo, così abbiamo detto che ci saremmo seduti uno di fronte all’altro per non creare problemi. Poi ha messo le sue mani sulle mie, abbiamo continuato a parlare. Mentre ridevo e spiegavo qualcosa con entusiasmo, i suoi occhi si chiudevano, a volte si aprivano enormemente. Poi è arrivato il fotografo, mi ha preso subito e mi ha stretto forte. Poi ha tirato fuori la sua camicia a scacchi rossi, ha preso il cardigan, ha alzato la camicia per mostrare la sua pelle, ci ha fatto scivolare sopra la mano, in modo da far vedere che si stava sciogliendo. Mi ha affascinato il modo in cui può essere così potente. Mentre se ne andava, mi afferrò di nuovo e mi baciò. “Questa è la mia tomba se muoio…” disse, stavo per dire che non sarebbe successo, non ha potuto finire la sua frase, le guardie lo hanno portato via, mi hanno portato fuori. Io ero seduta, mentre mi trascinavano fuori hanno preso anche Ibo, ho gridato “Ti vogliamo bene Ibo”. Lui ha gridato: “Anch’io vi voglio bene…”.



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